Cos’è il Contratto di Foce

TERRITORI ALL’INTERFACCIA FIUME-MARE: VERSO UN CONTRATTO DI FOCE FRA BRENTA, ADIGE, PO DI LEVANTE, PO E ADRIATICO

Il Contratto di Foce si ispira all’interpretazione canadese dei contratti di fiume (Brun e Lassere, 2006), e si configura come un “contratto di contratti” a geometria variabile (Croquette e Còté, 2006), che nel caso specifico riflettono i caratteri idrografici, ambientali e socio-economici dei territori posti all’interfaccia fiume-mare. L’interesse è per l’ambito geografico di fascia costiera della Regione Veneto, compreso fra i tratti terminali dei fiumi Brenta, Adige, Po di Levante, Po e il mare Adriatico, e gli accordi riguardano le tre tipologie di acque presenti (superficiali interne, di transizione e marino-costiere), regolate da complesse dinamiche naturali e antropiche, oggetto di pressioni derivanti dal conflitto per gli usi prevalenti (agricoltura, pesca e turismo). L’attivazione del processo di programmazione negoziata che condurrà alla sottoscrizione del Contratto dI Foce, coordinerà una molteplicità di azioni multisettoriali e multiscalari, giungendo a definire un sistema di regole condivise per la gestione integrata e la valorizzazione delle risorse idriche, nel quadro coerente di strategie e codifiche comunitarie, nazionali, regionali, locali. Il Contratto di Foce si pone infatti come strumento di supporto e implementazione dell’azione di governo tradizionale, che rimane l’essenziale attuatore; con particolare attenzione per le nuove politiche e la programmazione 2014-2020 in merito alla coesione territoriale (Trattato di Lisbona, 2009).
I contratti agiranno attraverso il coinvolgimento degli attori che governano, usano e vivono le acque dei fiumi, della rete idrografica minore, delle valli, delle lagune e del mare, con l’obiettivo di arrivare a costruire dei progetti locali condivisi e verificati nella loro fattibilità ambientale ed economico-finanziaria. Detti accordi saranno riportati quindi alla scala territoriale nell’ambito di una pianificazione strategica, che coordinerà il governo dell’acqua con l’assetto del territorio, confrontando ed integrando politiche e programmi afferenti ai comparti coinvolti nella reale gestione delle acque (agro-zootecnico, pesca, aree protette, energetico, difesa idraulica, gestione invasi, etc). Sarà garantito “concretamente” un equilibrio fra gli usi e gli obiettivi che appartengono a tutti, come: il buono stato ecologico dei corpi idrici e degli ecosistemi connessi, la qualità ambientale e paesaggistica, il diritto alla salute, la sicurezza idraulica, etc.
Il risultato maggiormente atteso è il coinvolgimento della comunità (istituzionale e non) a partire dalla costruzione dei contenuti del processo, per creare un sistema locale che trova nella concertazione ed integrazione delle azioni, la prassi di lavoro quale metodologia per il governo delle acque e in generale del territorio.

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