Il Progetto

TERRITORI ALL’INTERFACCIA FIUME-MARE: VERSO UN CONTRATTO DI FOCE FRA BRENTA, ADIGE, PO DI LEVANTE, PO E ADRIATICO

AUTORI: Laura MOSCA* Giancarlo MANTOVANI**

* Dip. Territorio e Sistemi Agro Forestali UniPD, Consorzio di Bonifica Delta del Po, UNESCO Venice Office
** Consorzio di Bonifica Delta del Po
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INTRODUZIONE_ Il Contratto di Foce insiste sulle aree terminali di più bacini idrografici (Brenta-Bacchiglione, Adige, Fissero-Tartaro-Canalbianco e Po), che corrispondono al comprensorio territoriale gestito dal Consorzio di Bonifica Delta del Po (soggetto proponente), e sono caratterizzate da “livelli omogenei di rischio idraulico e idrogeologico” ai sensi della L.R.12/2009, funzionanti come vere e proprie “isole” fra loro separate dai tratti terminali dei fiumi e del mare. Nel territorio si riconoscono: una grande valenza ambientale (zone e siti Rete Natura 2000), un diffuso degrado delle risorse idriche e degli ecosistemi connessi (a rischio di semplificazione fisica e biologica), molteplici fragilità dovute alla soggiacenza rispetto al livello del medio mare (subsidenza, eustatismo marino e cuneo salino), e notevoli pressioni derivanti dai diversi interessi sulle acque. Emerge inoltre una frammentazione di competenze e funzioni diverse, di risorse esistenti e di gestione delle medesime che di fatto ostacola l’attuazione delle politiche, quindi la realizzazione degli interventi (sono interessati i territori di due province, otto comuni, due distretti idrografici con quattro diversi bacini idrografici e un parco regionale).
Per quanto riguarda i riferimenti normativi, data la specificità del transetto considerato (in figura), valgono a livello comunitario e nei rispettivi recepimenti nazionali e regionali, oltre la Direttiva 2000/60/CE e la Direttiva 2007/60/CE, anche la Direttiva Quadro sulla Strategia per l’Ambiente Marino (2008/56/CE) per il raggiungimento del buono stato ecologico delle acque marino-costiere e degli ecosistemi connessi (recepita dal D.Lgs.190/2010), e le codifiche riguardati la Gestione Integrata delle Zone Costiere (GIZC), a partire dalla Raccomandazione n.2002/413/CE (recepita a livello regionale dalla L.R.15/2007), fino al Protocollo di attuazione della Convenzione di Barcellona COM(2010)30 (sottoscritto a livello nazionale). Il Contratto di Foce sarà di supporto alla Proposta di Direttiva Quadro per la Protezione del Suolo, e faciliterà l’attuazione della COM(2007)414def. per la riduzione del rischio di carenza idrica e siccità; e in generale orienterà le azioni verso un’economia di risparmio idrico e un più efficiente utilizzo dell’acqua in parallelo ad una più corretta pianificazione dell’uso del suolo. Una specifica strategia sarà inoltre elaborata rispetto all’adattamento ai cambiamenti climatici, secondo le indicazioni dell’UE contenute nel Libro Bianco COM(2009)147def. che riconducono l’adattamento all’aumento della resilienza dei territori (resilienza dell’agricoltura, della biodiversità, degli ecosistemi e delle acque, delle zone costiere e marine, dei sistemi di produzione e delle infrastrutture fisiche).
La necessità di avviare un tale processo ragionato in termini di Contratto di Foce, è stata maturata dagli autori nell’ambito del Progetto di Ricerca in corso di svolgimento presso la Scuola di Dottorato TARS – Dip.TESAF Unipd.


AZIONI E METODI_ Le azioni previste che confluiranno nel Programma di Azione (strutturate secondo categorie e linee di intervento) sono ragionate rispetto agli obiettivi specifici del Contratto di Foce che derivano dall’introduzione di criteri di sostenibilità nei progetti locali oggetto degli accordi volontari. Detti obiettivi sono riconducibili a:
– il miglioramento della qualità ambientale e dello stato ecologico dei corpi idrici e dei sistemi connessi;
– il miglioramento dell’uso e della gestione integrata della risorsa idrica, attraverso linee strategiche che aumentino la sicurezza, la fruibilità delle acque, l’inversione dei processi di degrado e la capacità di resilienza del territorio, secondo processi di “adattamento” al cambiamento climatico, diminuzione del rischio alluvioni, carenza idrica e siccità;
– una maggiore integrazione fra le politiche di settore (politiche dell’agricoltura, della pesca, del turismo, l’energetica e dei trasporti), nel coordinamento con gli strumenti di pianificazione e programmazione esistente e/o in previsione;
– un’ evoluzione del processo basata sulla partecipazione e sul coinvolgimento della comunità (istituzionale e non) a partire dalla costruzione dei contenuti, in un’ottica di sensibilizzazione, formazione e responsabilizzazione.
La programmazione negoziata nel Contratto di Foce risulta infatti intesa come “cultura” prima che come “procedura”, orientata a privilegiare il confronto e l’incontro delle responsabilità istituzionali secondo una logica di sussidiarietà.
L’organizzazione delle fasi processuali, delle regole e degli strumenti, così come la definizione della struttura organizzativa per lo svolgimento del processo (Cabina di Regia, Segreteria Tecnica, Tavolo Territoriale di Coordinamento Regionale e Assemblea di Foce), sono inquadrate dalla Carta Nazionale dei Contratti di Fiume (2010) e si ispirano alle esperienze canadese, belga e anglosassone scelte come casi studio (Bastiani, 2011).

RISULTATI_ Il processo partecipativo che porterà alla sottoscrizione del Contratto di Foce, prevede la condivisione di alcuni importanti prodotti documentali, come:
– lo Scenario Strategico di sviluppo territoriale, che garantirà concretamente l’equilibrio fra interessi, usi e obiettivi che appartengono a tutti (qualità ambientale e paesaggistica, diritto alla salute, sicurezza idraulica etc.), e sarà valutato nella fattibilità ambientale ed economico-finanziaria in riferimento alla nuova programmazione 2014/2020;
– il Programma di Azione composto da un corpo centrale di progetti e politiche di adattamento ai cambiamenti climatici, di riqualificazione, difesa e tutela dei sistemi ambientali fluviali, deltizi e costieri, accompagnati da una trasformazione in senso ecologico delle principali componenti del sistema insediativo stesso: progetti e politiche sui sistemi agro-ambientali, territoriali e urbani, sui sistemi produttivi, energetici, sui consumi e sulle politiche sociali e di coesione. Dette azioni terranno conto del carattere processuale del Contratto di Foce ragionato come “contratto di contratti”, e nei progetti puntuali si avvarranno di strumenti di diversa natura, esistenti a scala regionale e locale come i programmi strategico-finanziari POR, PSR, PSL e in generale i fondi strutturali del QSC (FESR, FSE, FC, FEASR, e il futuro FEAMP).

Il progetto è stato candidato alla Call for Proposal LIFE+ 2012 “Politica Ambientale e Governance”, per la realizzazione delle prime fasi di avvio del processo e sviluppo del Programma di Azione; con partenariato composto da: Regione Veneto (Settore Primario e Difesa del Suolo), Consorzio di Bonifica Delta del Po, GAL Polesine Delta Po, ISPRA e UNESCO Venice Office. La Regione Veneto, nello specifico ha aderito (DGR.n1892 del 18.09.2012) riconoscendo il Contratto di Foce come strumento operativo che potrà facilitare il raggiungimento degli obiettivi regionali in riferimento alle nuove politiche e programmazione 2014-2020. Il Contratto di Foce inoltre è stato assunto come “progetto pilota” da parte di UNESCO, nell’ambito dello studio finalizzato alla candidatura a Riserva di Biosfera del Delta del Po (Programma MAB) in corso di svolgimento. A questo proposito è stato attivato un coordinamento fra le due progettualità, e il Contratto di Foce si avvarrà del quadro conoscitivo patrimoniale e della ricognizione ragionata di piani e programmi elaborata dal MASTER PLAN Delta del Po (propedeutico alla candidatura), ponendosi come strumento per la gestione delle trasformazioni in specifiche aree della futura Riserva di Biosfera con funzione di supporto logistico attribuite dal MAB.

CONCLUSIONI_ Il territorio in questione è caratterizzato da una forte volontà e coesione della comunità locale, che si identifica nei caratteri e nelle dinamiche che hanno regolato l’evoluzione di questi luoghi compresi fra fiumi e mare; e dimostra da sempre l’interesse a gestire e risolvere in modo partecipato problematiche di carattere strettamente locale. Le tensioni civiche che storicamente le associazioni di categoria (pescatori e agricoltori) vivono con le istituzioni, possono trovare nel Contratto di Foce l’occasione per essere mediate nelle azioni di programma, così da ricondurre gli interessi particolaristici in un quadro di riconoscimento alla grande scala dei beni comuni, come il territorio, l’ambiente, il paesaggio. L’esito più importante sarà la creazione di un sistema locale che trova nella concertazione ed integrazione delle azioni la prassi di lavoro quale approccio metodologico per il governo delle acque e degli ambienti connessi. Detto sistema è orientato alla costruzione di una sorta di “autogoverno multilivello” supportato da una pianificazione attenta al coinvolgimento e all’attivazione delle risorse locali endogene, su indirizzi ed inquadramento regionale. Il Contratto di Foce avrà quindi una forte valenza educativa, favorirà la costruzione di una “cultura dell’acqua” e farà emergere il valore del “lavorare insieme”, la responsabilizzazione e l’impegno da parte dei soggetti coinvolti, soprattutto la responsabilità sociale che si esprime nella condivisione di soluzioni comuni, senza anteporre gli interessi economici a quelli pubblici.


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