Contratto di Foce al Forum Nazionale delle Aree Interne di Aliano [Estratto discorso F.Barca]

ALIANO maggio 2017 _FORUM NAZIONALE AREE INTERNE
…dove “Il cemento e la pietra sono più deboli dell’argilla”.

L’Area Interna Contratto di Foce ha partecipato alla due giorni di Aliano (MT) portando l’esperienza che la comunità del Delta del Po sta vivendo grazie all’attuazione della Strategia Nazionale Aree Interne (Sessione “Servizi ecosistemici e green communities”).
Un’importante, unica, occasione di dialogo e di confronto fra le esperienze avviate nelle 71 arre progetto di tutto il Paese che ha restituito con chiarezza il coraggio, l’entusiasmo e l’impegno di un’unica grande comunità in cammino verso il cambiamento.

“Perché, nel gran disegno mondiale dello Sviluppo, nell’attuare la riforma 2013 della politica di coesione europea, nel risveglio del progetto di un’Europa sociale, la Strategia Nazionale Aree Interne dell’Italia è un vento di teoria e prassi, di visione e concretezza, che affronta luogo per luogo, la nuova, profonda faglia città-campagna che ha già fatto storia politica, dagli Usa alla Gran Bretagna, dalla Francia all’Olanda.
(…) Le nostre aree interne sono caratterizzate da importanti diversità naturali (“rugosità”) e culturali, diversità fra aree e interne alle aree. È un tratto che pesa in modo positivo sia sul terreno antropologico, sia nel gioco del capitalismo. Esso infatti assicura a ogni “area omogenea” un forte senso di identità culturale, che allevia l’ansia sul “chi siamo?”. Al tempo stesso, è un tratto che va incontro alla crescente richiesta di diversità che i consumatori rovesciano sui mercati, nella domanda di prodotti alimentari, di cultura, di esperienza di viaggio: una forte opportunità, insomma, di combinare locale e globale, chiamiamola “glocalizzazione”, ossia di aprirsi senza perdere identità.
E su questi fronti voi del Nord, del Centro e del Sud del paese siete tutti assieme. Val Maira, Casentino-Tiberina e Madonie, assai più di quanto non siano assieme Torino, Firenze e Palermo. Simili sia nella disattenzione storica delle politiche nazionali, sia nella partita della diversità.

Tutto ciò spiega perché avete retto. Perché vi siete impegnati, a ragione e con esiti. Ma ci dice anche qualcosa per i prossimi mesi. E dirò tre cose che è in nostro potere realizzare. Non parlerò, questo lo farò a Bruxelles a fine giugno, della necessità di unificare i cinque Fondi della politica di coesione, per superare una frammentazione assurda che crea filiere di potere burocratico, moltiplica le regole, frena ogni disegno strategico integrato.

Primo: coraggio, innovatività e risorse umane. Chi è arrivato alla svolta dei progetti, sa che, per quanto bravi si è stati, la prova sta nell’attuazione. Dove non ci si deve accontentare; non dovete accontentarvi. Quei progetti non vanno realizzati bene, ma benissimo, e monitorando giorno per giorno l’attuazione per aggiustare il tiro in base a quello che andate imparando. E poi tirando dentro il disegno della strategia quello che dentro ancora non c’è: quelle scelte che non avete avuto ancora il coraggio di compiere, e che potrete finanziare con altre risorse pubbliche – quando la programmazione 2014-2020 andrà in affanno grave – o con risorse delle Fondazioni o private. Senza compromessi con il “vecchio”. Affinché i vostri 30mila abitanti capiscano che una e non trina è la partita dei prossimi anni nel territorio.
Per fare queste cose avete bisogno di truppe fresche, di risorse umane sul campo. Non di assistenze tecniche, private o pubbliche che siano. Anche perché oggi l’Agenzia per lo sviluppo vi ha detto: sul supporto tecnico e amministrativo siamo pronti; se serve chiamateci. (Chiamateli!) Piuttosto, luogo per luogo, avete bisogno di tecnici di qualità a disposizione del “sistema intercomunale permanente”. O a disposizione della gestione dei servizi che avete scelto di associare, come è stato in Friuli-Venezia Giulia con la creazione di tecnostrutture per le tre aree-progetto e per le altre 14 aree-vaste (Unione Territoriali Intercomunali) costituite dalla Regione. Nella vostra azione collettiva, che vedo crescere e che, dopo un documento delle aree dell’arco Alpino, spero abbracci subito assieme Nord, Centro e Sud, metterei questo al primo punto.

Secondo: adattare al territorio in modo permanente le politiche nazionali, non deroghe. Nella concreta attuazione della strategia sono sorti ostacoli significativi a quella “piegatura dell’azione ordinaria sulle esigenze delle aree” che pure è un requisito irrinunciabile. È irragionevole, come voi osservate, che in un’area si realizzino progetti per la medicina a distanza o per nuove forme di marketing, o per il lavoro in comune degli studenti con quelli dell’altra parte del mondo, se poi nella programmazione dell’innalzamento della connettività ad almeno 30 megabyte all’area non viene data priorità. È impossibile giocare la partita di una scuola che prepari alle competenze utili in un territorio, se al dunque, sulla base di un piano ragionevole, il centro non è pronto a puntare sul raggiungimento delle soglie di frequenza non “domani”, ma nel lungo periodo, a esito della strategia.
E allora? Servono deroghe? Capisco l’intenzione, ma non chiamiamola “deroga”, non deve esserlo. Sarebbe una sconfitta, l’ennesima auto-ghettizzazione, una pezza inevitabilmente temporanea. Sono invece necessari impegni regolamentari e, ove necessario, legislativi che diano priorità o che diano una base normativa all’Amministrazione pubblica per tenere conto della situazione territoriale quando esiste una strategia condivisa nazionalmente: non una nuova legge, ma ritocchi di fioretto a norme esistenti.

Terzo: parlare con una voce sola e apprendere gli uni dagli altri. Mobilitarsi per rappresentare esigenze, avanzare proposte e adoperarsi per informare. È già l’assaggio di quella Federazione che l’Accordo di partenariato prevede e che è ora di creare. Non un nuovo “sindacato dei Sindaci”, già ne esistono, ma un Centro di competenza, che poi, attraverso le organizzazioni esistenti susciti iniziative e anche campagne. Cosa sia la Federazione è scritto con chiarezza nell’Accordo di partenariato con l’Unione Europea: “Non si tratta del vecchio concetto di assistenza tecnica, ma piuttosto di una piattaforma di confronto… che serva a promuovere e facilitare il raggiungimento dei risultati della strategia attraverso la condivisione e la messa in comune di esperienze”.
Ora questa piattaforma è urgente. Sapevamo che la prima leva di aree avrebbe patito le pene della novità, avrebbe svolto un ruolo oneroso di apripista. E così è stato. Il team centrale, quelli regionali, hanno appreso da queste lezioni. Ma è arrivato il momento che, in modo sistematico, ogni area comunichi in modo diretto e orizzontale con tutte le altre, apprenda da loro le criticità già incontrate, le soluzioni già provate. Ed è arrivato il momento di trovare nei progetti nati in questi due anni i molti, forti elementi comuni: come quello di finanziare azioni di cura e welfare di comunità con una produzione più efficiente e sostenibile di energia, o di concentrare gli studenti di tanti plessi scolastici dispersi in una “nuova scuola delle aree interne”. Per mostrare – questo potrà fare la Federazione – che, come ha detto Enrico Borghi, dal territorio non vengono solo “mille dolci fiori” ma soprattutto soluzioni strategiche ai problemi del Paese. Proprio Enrico Giovannini potrà dare un contributo decisivo a tradurre questo progetto in una realtà. Io, nel mio ruolo di volontario, ci sono”.
BARCA F., Intervento ad Aliano (MT) del 29 maggio 2017 (estratto).

 

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